Bivacco Vaccari

Cuna del Cridola – 2.050 m.s.l.m

Premessa

L’idea di dotare l’alta Val del Cridola di un punto di appoggio per gli alpinisti che frequentavano quelle montagne era chiara, a Lorenzago, fin dal 1951 ed era sostenuta dal reggente della Sottosezione Gastone De Mas; infatti le lunghe e faticose marce di avvicinamento alla base delle cime che ostacolavano la frequentazione del luogo. Tuttavia l’intenzione, per allora, rimase lettera morta.

Un po’ di storia – Il primo bivacco

Dovranno passare cinque lustri e la costituzione della seconda Sottosezione perché l’idea sia ripresa. Nel 1976 il presidente della Sezione CAI di Montebelluna Silvio Tremonti propone la costruzione di un bivacco fisso. Il luogo prescelto dove installarlo è al principio della Cuna del Cridola, su un pianoro erboso a quota 2050 m, in un bel punto panoramico, al riparo dalle valanghe.

Silvio Tremonti e Francesco Robin, presidente della Sottosezione di Lorenzago, presentano al Comune di Lorenzago la richiesta per ottenere l’autorizzazione all’installazione, specificando che il bivacco sarà intestato ad Aldo Vaccari, socio del CAI di Montebelluna, prematuramente scomparso.

Nel 1977 si passa alla costruzione: il bivacco è prefabbricato tipo “Fondazione Berti” a nove posti. I materiali, scaricati al Passo della Mauria, sono trasportati alla Cuna con elicottero. Dell’assemblaggio si occupano i tecnici della ditta fornitrice e volontari del CAI di Lorenzago e di Montebelluna.

L’inaugurazione avviene il 20 agosto 1978 (nel medesimo giorno si inaugura anche il sentiero attrezzato “Giovanni Olivato”, percorso da molti dei partecipanti all’inaugurazione del bivacco). Intervengono oltre duecento persone, tra i quali dirigenti del CAI nazionale, rappresentanti della Fondazione Antonio Berti, alla quale il bivacco è affiliato e i rappresentanti della famiglia Vaccari, la cui generosità ha permesso la realizzazione del manufatto. La santa messa è concelebrata da don Sesto Da Pra, parroco di Lorenzago e da altri tre sacerdoti.

Nel 1998, presidente del CAI Lorenzago Paolo De Dona, sono commemorati i primi venti anni dalla realizzazione. Nel 2001 al nome di Aldo è associato quello di Miranda, cugina di Aldo, quindi il bivacco porta ora il nome “Aldo e Miranda Vaccari”.
Fondamentale per avvicinare forcelle e cime, per quasi cinquant’anni il bivacco ha svolto egregiamente il proprio compito, però come tutte le cose soggette alle intemperie e alla necessità dell’adeguamento alle nuove tecnologie, negli ultimi tempi dimostrava la sua “vetustà”, pertanto si è deciso di rinnovarlo completamente, lasciando inalterato il suo valore simbolico e alpinistico.

Il nuovo bivacco Vaccari – 20/07/2025

Il nuovo bivacco Aldo e Miranda Vaccari rappresenta un punto fermo tra passato e futuro: un rifugio essenziale, progettato con rispetto per l’ambiente e per lo spirito autentico dell’alpinismo.

L’opera ha potuto essere realizzata grazie all’impegno e alla tenacia del direttivo della Sezione CAI di Lorenzago e del suo presidente Emilio Fabbro, da volontari e da un ampio ventaglio di finanziatori: dalle due Sezioni comproprietarie (Lorenzago e Montebelluna), dalla famiglia Vaccari, dalle generose donazioni di soci, amici e imprese di Lorenzago, da enti pubblici e dal CAI nazionale, tramite il suo fondo rifugi e bivacchi alpini.

La progettazione e la direzione lavori è stata curata dall’Ing. Fabrizio Dolmen.

La costruzione, affidata alla Ditta Legnolandia di Forni di Sopra, si è svolta nell’autunno 2024, sfruttando una finestra metereologica di bel tempo, in circa una settimana. In questo breve lasco di tempo si è provveduto alla demolizione del vecchio bivacco, allo spianamento del terreno ed alla posa dei plinti, all’assemblaggio in loco della nuova struttura. Il tutto ha richiesto una decina di viaggi con elicottero dalla località di Borbe alla Cuna del Cridola, per il trasporto dei materiali e altro.

La nuova struttura

Il bivacco è del tipo “a botte” con struttura in legno lamellare e rivestimento in lamiera zincata preverniciata di colore rosso.
Le dimensioni sono 5,16 x 3.00 m (ingombro massimo) e altezza interna di 2,72 m.
È rialzato da terra e poggia su sei plinti prefabbricati.
È dotato di 8 posti letto a castello, con i letti inferiori che fungono anche da panche e tavolo centrale.
Include un vano d’ingresso/guardaroba, un box tecnico per il sistema fotovoltaico, dispensa ed è provvisto di cassetta di pronto soccorso. Tre finestre (una centrale est più due abbaini nord/sud) garantiscono luce naturale e ventilazione.
La porta d’ingresso, realizzata con due ante sovrapposte, consente l’apertura anche con neve alta.
L’impianto elettrico è alimentato da un pannello fotovoltaico, integrato nella copertura, e fornisce energia per l’illuminazione interna a bassa tensione e la ricarica di telefoni cellulari tramite presa USB.

Educazione, rispetto e responsabilità

I bivacchi di montagna sono rifugi essenziali, spesso spartani ma preziosissimi, pensati per offrire un riparo sicuro a chi si trova in difficoltà durante un’escursione o un’ascensione alpinistica. Sono presidi di sicurezza, nati dallo spirito di solidarietà che anima da sempre la montagna: piccoli baluardi contro le intemperie, l’imprevisto, la fatica estrema.
Per questo motivo è fondamentale utilizzarli con rispetto e responsabilità. Non sono case vacanze gratuite, né luoghi dove organizzare soggiorni comodi a costo zero. Occupare un bivacco per più giorni, sporcarlo, lasciarlo in disordine o danneggiarlo significa negare ad altri escursionisti la possibilità di trovarvi rifugio in un momento di difficoltà.
Usare un bivacco con educazione vuol dire pulirlo prima di andare via, non occuparlo inutilmente e soprattutto ricordare che è lì per tutti, non per pochi. La montagna è libertà, ma anche rispetto: dei luoghi, delle persone e delle regole non scritte che la rendono viva e accogliente.

Si invitano tutti a riflettere su queste parole e soprattutto aiutarci a diffondere questo messaggio a tutte quelle persone che vanno in montagna o che vorrebbero un giorno andare a dormire in un bivacco.

Se doveste un giorno raggiugere il nostro bivacco sappiate che non è una salita facile e non regala niente a nessuno. Documentatevi bene sui percorsi per raggiungerlo e se avete necessità di avere qualche informazione, vi potete rivolgere alla nostra Sezione.

Vi invitiamo in ultimo a usufruirne di questa struttura e di tutte le altre presenti sulle nostre montagne con educazione e rispetto.

Il Presidente
Luca Tortora